Una volta, qualche annetto fa, partecipai ad una messa ed ad un pranzo, in una delle Chiese, a mio avviso ovviamente, più bella di Roma, o almeno a me, delle tante che ci sono è quella che piace molto. San Bartolomeo all’Isola Tiberina, vicina all’ospedale israelitico, vicina al ristorante della Sora Lella, vicina al Fate Bene Fratelli – che a volte pare più una presa per il culo, che il nome di un ospedale – anyway, non era la prima volta che partecipavo a quel tipo di pranzo, ma è stato come un battesimo del fuoco, perchè mi sono sentita così piccola, così meschina, inutile e vigliacca, piena delle mie paure, dei miei preconcetti, sì anche io che spesso dico di non averli, quel giorno me li sono ritrovati tutti davanti, quelle fissazioni che abbiamo tutti e tutte, la ricerca della perfezione, del bello. Sapevo benissimo come sarebbe andata, cosa avrei dovuto fare, cosa non avrei mai dovuto fare e mi sono attenuta alle regole. Perchè mi è ritornato in mente? Per la poesia della Merini, per questo frammento "…un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria…" Veronica mi disse di partecipare, insieme, avremmo dovuto andare in giro e fare raccolte e lì eravamo entrambe e poi questi pranzi, ai quali però andavo da sola, ma va bene così. Fatto sta che questa messa a San Bartolomeo e quindi pranzo nel relativo chiostro oratorio, erano in memoria di Modesta Valenti, che nel 1983 il 31 gennaio – e a quei tempi faceva di molto freddo – fu lasciata morire alla stazione termini, perchè barbona, perchè coperta di stracci, perchè ovviamente maleodorante e sporca e lurida e con i pidocchi…l’ambulanza non se la sentì di curarla e così la lasciò lì. Io di Modesta fino ad allora non avevo mai saputo nulla, presa dalle mie cose "importanti". Fatto sta che quel giorno imparai. Quel giorno imparai, che un buon cristiano non è quello che va a messa tutte le domeniche convinto di esserlo, non è quello bigotto e stupido che ammonisce e punta il dito perchè il tuo comportamento non è conforme, non lo è quello che predica bene e razzola male – la maggior parte – è facile fare anzi dire, creare, partecipare vedersi e andare tutti insieme a messa, se poi si è una grande massa di ipocriti, spocchiosi, falsi. Ci sono molte facce che vorrei vedere a sevire il pranzo di natale o passare altre domeniche non di festa comandata in mezzo ai barboni, con tutto quello che comporta, con tutti gli odori che si respirano, con la paura dipinta sui volti per essere anche solo sfiorati, da quegli ammassi informi di staccia – perchè questo sono per la maggior parte delle persone "bene". Ho imparato che la puzza non è altre che un odore più forte, che c’è dignità tantissima nel non avere,  e che pur non avenso, sapendo che si deve andare ad pranzo di Natale si fa di tutto per indossare lo straccio migliore, quello che si è conservato meglio, e che qualcuno considerato lo zero del mondo, la feccia, che viene denigrato da molti, ignorato da molti di più, può nel giro di 5 minuti dirti delle cose e leggerti attraverso gli occhi come nessuno ha mai fatto, Ora ritorna la Merini, perchè se ci penso, Anna, la ricordava, per i colori, per come fumava, poi però si assentava, andava via e tornava un altra persona. Una donna che era nata nel posto sbagliato, che aveva vissuto sempre ai margini e che gira che ti rigira era finita male. Che verme che mi sono sentita, e lei vedeva in me un cuore profondo, che a volte non ho affatto, che non ero ipocrita come molti altri che erano lì, che non mi occupavo solo di dar da mangiare, e ci siamo fumate una bella sigaretta sedute sul muretto…poi di punto in bianco si alza e mi dice "io me ne devo annà, perchè c ho da fà, tu però bella mia, nun cambià, nun diventà come sti farzi…passame a trovà io sto sempre a Termini ar binario 24 se famo du chiacchiere" e mi abbracciò e io non lo so perchè ma ho pianto come una fontana, un misto di sensasazioni mi sono salite dallo stomaco, una senza casa che consolava me. Ha tutt’oggi per me dell’assurdo ma anche no. E chi lo sa!!!!!

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