Tra papà e babbo io preferisco babbo. Perchè mio padre chiamava babbo il mio nonno, a volte alterno babbo e papà…ma il suono di babbo è rotondo, è casereccio, è odore di cucinato e di legno, di fumo e di caffè, di poltrona e coperta, di camino che non abbiamo a Roma, ma che abbiamo in montagna. Babbo, è qualcosa che mi stringe, forse sono in uno scombussolamento ormonale, non lo so, ma oggi mi suona in testa babbo, il mio di babbo, forse la pioggia e la finestra piccola, non esageratamente, ma piccola che mi ricorda le finestre di su, le mattine piovose, l’odore di terra bagnata, il silenzio tra i monti, le nuvole che si abbassano e la bruma che sale nel bosco, i camini che fumano e l’odore di legna. I cani che abbiano lontano, il suono delle campane delle pecore, che riecheggia in valle, seghe elettriche che preparano la legna per l’inverno. Faggi e ciliegi, abeti e olmi, ortiche, bocche di leone, la spagna, gli sgarzoni, le pianne e tutto quello che viene. La radio che suona, la stufa economica, che è bellissima, per me, perchè mi piace accenderla, mettere la legna, e star li che la senti scoppiettare. Isolati, cosa che ultimamente piace poco ai miei, a mia madre e la capisco pure, ma è come vivere in un’altra dimensione, altra epoca, altra vita.

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