La vita di una perona che normalmente lavora, è costante e quotidiana, ci svegliamo la mattina, ci laviamo la faccia i denti, ci vestiamo, rituale del caffè a casa, sigaretta se si fuma ancora, tempo per le nostre abluzioni, vestire non prende tutto questo tempo almeno qui in UK perchè si lavora in divisa, tutti uguali, tutti conformati alla legge del sistema lavorativo, ma sicuramente i vestiti di tutti i giorni non si rovinano e va bene così.

Tutto quello che si fà viene definito routine, volendo di solito la routine è rovinosa e lo è effettivamente, ma dipende sempre dal punto di vista. Si dice sempre vivere alla giornata, così come viene, senza pianificare “perchè non si sa mai un imprevisto”. Comunque in questo sproloquiare notturno, insonne direi, son qui che guardo un film assurdo “Synecdoche, New York”, che tradotto è sineddoche,  un procedimento linguistico espressivo e una figura retorica che consiste nell’uso, in senso figurato, di una parola al posto di un’altra mediante l’ampliamento o la restrizione del senso. Il film è quindi strano, del 2008 dove un regista teatrale problematico, come sempre sono questi registi, con altrettanti problemi nella sua vita priva, decide di ricostruire a grandezza naturale in un magazzino New York. E’ uno di quei film che non andrei mai a vedere al cinema, perchè lo troverei pieno di quei tizi, maschi e femmina, che si sentono gli ultimi critici cienmatografici, quegli intelletuali problematici tanto quanto Philip Seymour Hoffman nel film, quelli che capiscono le profondità dell’animo o almeno credono e sono invece dei grandissimi rompico coglioni, noiosi e vecchi dentro. Quelli che a 15 ani già sembravano vecchi. Non ci andrei perchè è un film pesante e lento, talmente lento che mi ritrovo a fare due cose allo stesso tempo, multitasking come sempre, guardare e scrivere. Perchè lo guardo? Bho forse per quello stranissimo principio che più il film è assurdo più io ne resto avvinghiata quando invece dovrei andare a dormire che fra 6 ore mi sveglio. Invece no son qua, che guardo queste situazioni assurde.

La routine dicevo, normalmente io a quest’ora sono già bellamente tra le braccia di morfeo, in attesa che la mia dolce metà torni dal lavoro e venga a rinfrescare, letteralmente me sotto le coperte, il contratsto io calda perchè sotto le coperte, letto caldo e lui freddo con piedi freddi e gambe gelide, perchè fuori lo è altrettanto  è piacevole. Invece oggi la routine notturna è saltata, resterò praticamene sveglia fin quando l’allarme del cellulare non mi ricorderà che devo alzarmi per affrontare una lunga giornata lavorativa e boriosa! con aggiunta di dentista!!!!!

“La routine quotidiana è la pratica dell’intimità” (Dainin Katagiri)

Quindi non dovrebbe creare problemi, ma aumentare l’intimità? tanta gente invece crede che la routine sia la fine della relazione stessa, forse perchè tutti o quasi hanno quel concetto in testa di amore da film, di storia da super commedia romantica, mentre invece a mio avviso più si cresce con quella persona che è al tuo fianco più se ne conoscono le mille sfaccettature, o almeno parte di esse.

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