Il dolore arriva quando decide lui, il mio è arrivato adesso, pieno, forte, come un pugno assestato come si deve nel mio stomaco e non ce n’è, non riesco a farmelo passare, non voglio forse? L’elaborazione del lutto forse sono in questa fase, la fase dove il nero che vedo e il male che provo vincono sopra ogni volontà di controllo applicata fino ad ora da più di un mese, per non diventare un mucchietto, io che di mucchietto striminzito ho ben poco! E’ un dolore che si concentra bene, non ha orari, passa dalla mattina alla sera nei momenti meno opportuni. La solitudine è il momento che preferisco perchè al di fuori dei gatti e me nessun altro sa e vede! E’ un passaggio, una fase, poi passa, poi passa…poi passa….poi…passerà! E’ un clichè probabilmente l’amore e le sue evoluzioni e il per sempre che non è per sempre, ma è “finchè dura”!. Io non so portare rancore, non sono mai stata così, nè vendicativa nè stronza niente. La civiltà che c’è nel vivere il distacco è la cosa che apprezzo, l’esserci in maniera diversa, il sostegno, le parole, la presenza ovviamente non allo stesso modo, ma ci vuole cura quando finisce un amore, ci vuole molta più cura alla fine per far si che il passaggio da “insieme a singolo” sia gentile e di questo te ne sono grata! Io lascio il tempo e lo spazio con la speranza che aiuti a capire con il recondito desiderio al tornare. Solo che non c’è ritorno, la sensazione è la stessa della mattina in cui sono partita, quel freddo che avevo dentro per la sensazione certa che non ci sarebbero più state mattine insieme, che quel bacio era l’ultimo! Così adesso la sensazione del definitivo, della separazione, della vita che deve andare avanti su strade diverse e io che vorrei la stessa strada ancora o almeno qualche tratto insieme tanto per non sentirmi persa, io che non mi sono persa mai, neanche tra i boschi!

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